Progetti WyFy

"Tu sei qui"

Il progetto fotografico

Clara Mammana - 2026

Proprio come nelle mappe delle grandi città, dove un semplice "Tu sei qui" permette di orientarsi e ritrovare la strada, WYFY offre un punto di riferimento in una fase della vita in cui è facile sentirsi smarriti. WYFY vede chi rischia di restare ai margini e costruisce relazioni che lo aiutano a ritrovare un senso di appartenenza. Attraverso una rete di relazioni, il progetto accoglie, accompagna e sostiene le persone anziane più fragili, contrastando la solitudine.

Questa serie fotografica prova a tradurre in immagini i valori e le emozioni dei servizi e dei progetti messi in campo da WyFy. Al centro non ci sono le attività svolte, bensì ciò che esse rendono possibile: sentirsi visti, accolti, accompagnati e parte di una comunità. Per questo le fotografie prendono forma come still life costruiti con oggetti di gioco – costruzioni in legno, trenini, biglie, tessere del domino e pedine degli scacchi – trasformati in metafore di orientamento, connessione, equilibrio e sostegno reciproco.

Un linguaggio essenziale che sceglie il simbolo anziché la descrizione, lasciando che siano gli oggetti a suggerire il valore della cura e della relazione. Il richiamo al gioco introduce uno sguardo delicato sulla fragilità, ricordandoci che il bisogno di essere accolti e riconosciuti attraversa ogni stagione della vita.

Ogni immagine è un invito a riconoscere la presenza dell'altro, a ricordargli che, prima di tutto, è qui: visto, accolto e parte di una comunità.

Lunedì

Una bussola per le famiglie

La crescita della popolazione anziana è un traguardo straordinario, ma porta con sé sfide quotidiane e bisogni di cura che nessuna famiglia dovrebbe affrontare in solitudine. Sul territorio di Bergamo e provincia esistono risposte concrete — nate dall'impegno di comuni, parrocchie ed enti del Terzo Settore — nate per supportare l'autonomia degli over 65 e offrire sollievo ai loro caregiver.

Abbiamo organizzato queste risorse in 9 temi chiave per aiutarti a orientarti e a comprendere come affrontare le piccole e grandi necessità di ogni giorno. Ogni tema corrisponde a un progetto reale: una raccolta di esperienze concrete, soluzioni e percorsi nati sul territorio a cui potersi guardare per trovare orientamento e risposte vicine a te.

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SilverFit

Muovere il corpo per allenare la mente

Con i cambiamenti sociali in corso, il sostegno della vitalità degli over 65 cambia impronta, portando la necessità di intervenire sull’unione di due livelli diversi, quanto complementari: l'energia del corpo e la prontezza della mente. SILVERfit trasforma il tempo che passa, in una nuova stagione di movimento, benessere e salute condivisa, portando nei comuni del territorio dell’ambito di Dalmine un'opportunità unica di prevenzione attiva.

Il Bisogno
Con il passare degli anni, mantenere uno stile di vita dinamico è essenziale per preservare l'autonomia e una buona qualità della vita. Spesso, però, le classiche attività motorie trascurano l'importanza della stimolazione mentale; così come i tradizionali esercizi di memoria rischiano di essere percepiti come compiti statici, alle volte troppo semplici altre complessi e relegati ad attività da svolgere in solitudine.. Gli over 65 esprimono il forte desiderio di mantenersi in salute restando parte integrante della comunità. Da qui nasce la necessità di creare proposte accessibili e stimolanti, capaci di prevenire il decadimento cognitivo, migliorare l'equilibrio e, al contempo, sconfiggere la monotonia della routine quotidiana.

L'Intervento
SILVERfit risponde a questo bisogno con un ciclo gratuito di corsi basati su un innovativo protocollo di training ideomotorio, (o attività mind-motor). Sviluppato da un’équipe multidisciplinare di neuropsicologi, fisioterapisti ed esperti motori, il percorso associa il movimento fisico a esercizi mirati per allenare l'attenzione, la memoria e il linguaggio. Le attività, guidate da istruttori qualificati e pensate per essere alla portata di tutti, sono strutturate in 32 lezioni a frequenza bisettimanale. A dare valore al progetto c'è lo sguardo attento del CHL (Centro per la Longevità in Salute) dell’Università degli Studi di Bergamo, che monitora l’efficacia di questo approccio sul benessere complessivo dei partecipanti.

L'Impatto
Con i suoi 1y corsi attivi in tutto l’Ambito di Dalmine, , SILVERfit ha dimostrato che unire cura del corpo e della mente, genera una profonda sferzata di vitalità nella vita delle persone. Oltre ai benefici fisici tangibili – come il miglioramento della coordinazione, della reattività e la prevenzione delle cadute – il progetto si è rivelato un formidabile motore di socializzazione. Le palestre e i centri dedicati si trasformano in vere e proprie piazze d'incontro, dove scambiare esperienze, stringere nuove amicizie e costruire legami solidi che permangono anche al di fuori della sede dell’attività. Ciò conferma ed alimenta il lavoro già
avviato da Wy-Fy, che tra i vari intenti, sosteneva l’integrazione degli utenti nel tessuto sociale, riportando al centro della vita comunitaria le persone e la cura delle loro relazioni.

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Custodia sociale

 

Il sostegno quotidiano che coltiva l'autonomia

Accompagnare la longevità significa essere presenti laddove nasce il bisogno, direttamente nelle case e nei quartieri. La Custodia Sociale di Wy-Fy tesse una rete di protezione discreta e qualificata, nata per contrastare la solitudine e trasformare la fragilità in una nuova opportunità di partecipazione.

Il Bisogno
Nelle nostre comunità, il desiderio più grande delle persone anziane o con fragilità temporanee è poter continuare a vivere serenamente a casa propria, mantenendo i legami con il quartiere. Spesso, però, le giornate diventano monotone e piene di piccole fatiche gestionali, alimentando il bisogno non solo di assistenza, ma di vera compagnia, svago e momenti di stacco dalla routine. Le stesse famiglie si trovano spesso a sostenere un carico assistenziale complesso e prolungato, manifestando il profondo bisogno di un supporto esterno, che permetta loro di respirare e conciliare la cura dei cari con i ritmi della propria vita. Da qui si evince come la richiesta d’aiuto sia su più fronti: il diretto beneficiario, e la sua rete di prossimità.

L'Intervento
La Custodia Sociale risponde a questa sfida attraverso un modello basato sull'ascolto attento e sulla vicinanza. Il percorso parte sempre da una segnalazione e da una valutazione approfondita del contesto svolta da una commissione qualificata di professionisti, che definisce un progetto di supporto personalizzato e su misura per l'utente. L'azione concreta viene poi affidata sul campo ai Custodi Sociali, che intervengono a domicilio. La loro presenza diventa preziosa nello svolgimento di piccole attività, utili ai beneficiari per progredire con la propria vita e per farlo in compagnia. Alcune azioni possono essere piccole commissioni come fare la spesa, raggiungendo anche quelle più strutturate, quali il supporto amministrativo e l'accompagnamento alle visite mediche o amicali. Accanto ai compiti pratici, i i custodi sociali portano calore umano, favoriscono momenti di svago e uscite, regalando all'anziano occasioni di socialità e garantendo un tempo di sollievo e "stacco" ai familiari-caregiver supportando i beneficiari nel tornare a far parte della propria comunità.

L'Impatto
Agendo in stretta sinergia con i servizi comunali, le associazioni e le realtà del territorio, la Custodia Sociale mette al centro il contrasto alla solitudine attraverso la forza del volontariato, guidato da una regia professionale. Il suo valore aggiunto risiede proprio nella capacità di ricostruire relazioni significative, incentivando la partecipazione sociale delle persone seguite e riavvicinandole alle attività della comunità. Questo lavoro di rete non solo
migliora la qualità della vita del beneficiario, allontanando il senso di isolamento, ma valorizza l'impegno civico dei volontari e restituisce profonda serenità ai beneficiari e alle loro famiglie.

 

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Oltre il banco

 

La farmacia come sentinella di comunità e relazione

La Silver Age non è un “traguardo isolato", ma una pagina di comunità da scrivere insieme attraverso sguardi attenti. Con il progetto "Oltre il Banco", Wy-Fy trasforma le farmacie locali in vere e proprie antenne sul territorio, capaci di intercettare le fragilità e accorciare le distanze con la cura.

Il Bisogno
La farmacia è da sempre un punto di riferimento insostituibile e un presidio capillare nel tessuto sociale dei nostri quartieri, frequentato quotidianamente da over 65 e caregiver. Spesso, però, il primo contatto rischia di fermarsi alla sola e formale dispensazione del farmaco. Di fronte a sfide complesse e delicate come l’insorgere del decadimento cognitivo o delle demenze, i cittadini non manifestano solo un bisogno medico, bensì una forte necessità di ascolto, orientamento e comprensione. Diventa quindi fondamentale abbattere i pregiudizi e lo stigma attorno la richiesta d’aiuto in caso di fragilità spesso mentale ed emotiva, offrendo alle famiglie un luogo sicuro dove la vulnerabilità non sia giudicata, ma accolta.

L'Intervento
"Oltre il Banco" risponde a questa sfida ripensando il ruolo del farmacista come figura di prossimità, oltrechè esperta in quanto professionista. Attraverso un ciclo di incontri formativi e laboratori creativi, (guidati da esperte e formatrici), il progetto ha coinvolto i professionisti della salute in un percorso unico. Al centro della formazione non ci sono solo nozioni sulla rete dei servizi o sulla gestione del decadimento cognitivo, (come nel modulo "ViveDe"), ma una vera e propria esplorazione della relazione come farmaco. Utilizzando linguaggi artistici e metafore visive — dalla composizione di "flaconi relazionali" fatti di ascolto, fiducia e sguardi, fino alla riscoperta dell’oblio come spazio accogliente — i farmacisti hanno appreso come andare letteralmente "oltre il bancone" per attivare connessioni preziose con il territorio.

L'Impatto
Grazie a questo percorso, le farmacie coinvolte si sono strutturate come autentiche "farmacie-sentinelle comunitarie". Il farmacista smette di essere un semplice distributore di cure, per diventare un'antenna sociale sensibile, capace di intercettare precocemente i segnali di isolamento, smarrimento o disorientamento psicologico negli anziani. L'impatto sul territorio è tangibile: orientando in modo corretto e tempestivo i cittadini verso lo Sportello per la Non Autosufficienza, o i servizi specialistici di Wy-Fy, il progetto tesse una rete protettiva, integrata, che migliora la qualità di vita dei richiedenti, donando sollievo ai caregiver e rendendo la comunità un luogo più inclusivo.

Compagnia e Numero Unico

 

La voce amica contro l'isolamento

In un’Italia che vive una stagione di grande longevità, accompagnare la Silver Age significa costruire risposte vicine e accessibili. Wy-Fy unisce i territori attraverso un filo diretto che valorizza l'ascolto e accorcia le distanze.

Il bisogno
L’allungamento della vita media ci mette di fronte a una categoria di over 65 estremamente eterogenea, ma unita da una fase biologica delicata e ricca di mutamenti. In questo scenario, come confermano i recenti dati ISTAT 2026, il rischio più grande è l'emarginazione sociale. Molti anziani, caregiver e famiglie si trovano spesso disorientati o isolati, inconsapevoli dei servizi offerti dal proprio territorio o frenati dal timore emotivo di chiedere aiuto a chi fa parte della loro quotidianità, come vicini o parrocchie.

L'Intervento
Il Numero Unico (035 231122) nasce proprio come canale di ricezione, orientamento e compagnia gratuito e sicuro del Progetto Wy-Fy. Attivo nel triennio 2023-2026, il servizio vede l'impegno di 4 operatori qualificati capaci di creare uno spazio relazionale protetto e di fiducia. Oltre a fornire informazioni su attività ricreative ed eventi di prevenzione, il Numero Unico attiva due percorsi specifici in sinergia con i servizi sociali: la "custodia telefonica", un ascolto assertivo settimanale che offre compagnia da pochi minuti fino a quasi un'ora, e la "custodia sociale", un monitoraggio diretto che, attraverso una rete territoriale, affida l'anziano a un volontario per piccoli aiuti quotidiani come la spesa o le commissioni.

L'Impatto
La modalità telefonica si è rivelata un tramite straordinario e non invasivo, capace di abbattere le barriere fisiche e psicologiche della solitudine. Oltre a restituire serenità e consapevolezza a centinaia di utenti e caregiver, il Numero Unico ha agito come un vero e proprio "rilevatore di criticità" della comunità. Diventando un ponte tra i bisogni espressi e le risorse locali, la sua attività ha fatto da volano per la nascita di altre importanti iniziative territoriali collegate a Wy-Fy, come i gruppi di auto-mutuo-aiuto, "Legami di carta" a Urgnano e le attività di benessere di "SilverFit.

 

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Caregiver Bergamo

 

Accanto a chi si prende cura

Sostenere chi si prende cura significa rafforzare l’intero sistema di welfare territoriale. Caregiver Bergamo costruisce una rete di prossimità in cui istituzioni, servizi sanitari e sociali e comunità locale si alleano per non lasciare soli i caregiver familiari, riconoscendone il ruolo fondamentale nella vita delle persone fragili.

Il bisogno
Prendersi cura di un familiare non autosufficiente è un compito complesso, continuo e spesso gravoso, che coinvolge dimensioni fisiche, emotive, economiche e organizzative. Molti caregiver familiari si trovano ad affrontare questa responsabilità senza un adeguato supporto strutturato, con il rischio di isolamento, stress e sovraccarico assistenziale.
Emerge l’esigenza di dare vita ad una rete informale di cura, con cui il sistema dei servizi sanitari e sociali abbia una maggiore integrazione, per garantire soluzioni quanto più accessibili e vicine ai bisogni reali delle famiglie e la loro concretizzazione, che tragga origine da una coordinazione territoriale efficace. Esiste quindi la necessità di costruire un ponte stabile tra chi cura e chi offre servizi, valorizzando il ruolo del caregiver come parte attiva del sistema di welfare.

L'Intervento
Nasce così Caregiver Bergamo: un progetto di rete promosso da ATS Bergamo dal 2023, sviluppato in collaborazione con Aziende Sociosanitarie Territoriali, Ambiti Territoriali Sociali, istituzioni locali ed enti del terzo settore. L’obiettivo è creare un sistema integrato di supporto per i caregiver familiari attraverso informazione, orientamento e accompagnamento.
Il progetto attiva strumenti concreti di supporto, tra cui l’accesso a informazioni sui servizi disponibili, iniziative di formazione e sensibilizzazione, e percorsi di presa in carico personalizzata. Un ruolo centrale è svolto dalle Équipe Caregiver presenti nelle Case di Comunità, composte da infermieri di famiglia e assistenti sociali, che lavorano in modo multidisciplinare per intercettare i bisogni e costruire risposte mirate.
Elemento strategico del progetto è anche il “Laboratorio Caregiver Bergamo”, che coordina iniziative, promuove la collaborazione tra attori del territorio e monitora l’evoluzione del sistema di supporto, favorendo una visione integrata del welfare locale. A completare il modello, interviene il Fondo Caregiver Bergamo, pensato per garantire sostenibilità nel tempo alle azioni di sostegno.

L'Impatto
Caregiver Bergamo contribuisce a trasformare il modo in cui il territorio riconosce e sostiene il lavoro di cura informale. Il progetto rafforza la rete tra servizi sanitari e sociali, migliorando
la capacità di intercettare precocemente i bisogni dei caregiver e di offrire risposte coordinate e accessibili.
L’impatto si traduce in una maggiore consapevolezza del ruolo del caregiver come figura centrale del sistema di cura, nella riduzione del senso di isolamento e nel miglioramento dell’accesso ai servizi. Le Équipe Caregiver e il Laboratorio favoriscono inoltre, la costruzione di una comunità più coesa, in cui la cura diventa una responsabilità condivisa e riconosciuta.
In questo modo, il progetto contribuisce a rendere il welfare territoriale più vicino, umano e sostenibile, mettendo al centro non solo chi ha bisogno di assistenza, ma anche chi ogni giorno la garantisce.

Demenza

 

Comprendere la demenza attraverso l'esperienza immersiva

Accogliere le sfumature più delicate della Silver Age richiede cura, sensibilità e risposte concrete. Attraverso il progetto ViveDE, Centre for Healthy Longevity dell’Università degli Studi di Bergamo insieme alla rete Wy-Fy propone percorsi di sensibilizzazione e supporto rivolti a caregiver, professionisti e cittadini, diventando un punto di riferimento per sostenere le famiglie nella gestione quotidiana della demenza e contrastare il rischio di isolamento sociale.

Il Bisogno
L'esordio del decadimento cognitivo e delle demenze rappresenta una delle sfide più complesse e delicate che una famiglia possa trovarsi ad affrontare. Spesso, la perdita progressiva delle autonomie e il disorientamento portano l'anziano a ritirarsi dalla vita sociale, scivolando verso un isolamento involontario. In questo scenario, i familiari e i caregiver si trovano a sostenere un carico assistenziale immenso, manifestando il bisogno cruciale di risposte tempestive, di orientamento qualificato e di interventi capaci di tutelare, il più a lungo possibile, la dignità, l'identità e le capacità relazionali del proprio caro.

L'Intervento
Il progetto ViveDE è uno strumento di formazione ed esperienza immersiva, che utilizza sei esperienze video immersive a 360° per simulare la vita quotidiana di una persona con demenza. Attraverso scenari realistici — come muoversi in casa, fare la spesa o interagire in contesti sociali — il progetto permette a caregiver, operatori e cittadini, di comprendere in modo diretto le difficoltà cognitive, percettive e relazionali associate alla demenza.
Sviluppato dal CHL – Centre for Healthy Longevity dell’Università degli Studi di Bergamo, il progetto è orientato alla formazione e alla sensibilizzazione, con l’obiettivo di rafforzare l’empatia e migliorare la qualità della relazione di cura.

L'Impatto
L’impatto di ViveDE si esprime soprattutto nella crescita della consapevolezza e dell’empatia verso le persone con demenza. L’esperienza immersiva aiuta caregiver, studenti e professionisti ad interfacciarsi e a prendere più dimestichezza con le difficoltà quotidiane legate al decadimento cognitivo, favorendo una comprensione più profonda dell'esperienza vissuta dalle persone con demenza e contribuendo a migliorare la qualità dell'assistenza e della relazione di cura.
Il progetto contribuisce quindi a costruire maggiore consapevolezza e più responsabilità sociale, che si traduce nella diffusione della cultura “dementia friendly”, orientato alla costruzione di comunità più inclusive e sensibili alle fragilità cognitive.

Caffè Sociali

 

Spazi d'incontro e vicinato nei paesi e nei quartieri

Il cuore di una comunità coesa risiede nella capacità di fare rete per non lasciare indietro nessuno. Con i Caffè Sociali, l'alleanza tra le amministrazioni comunali, le parrocchie e gli enti del Terzo Settore crea spazi di incontro settimanali dove la condivisione, una parola e un sorriso diventano la risposta più potente contro l'isolamento delle persone anziane.

Il Bisogno
Nelle nostre comunità, sia nei paesi della Valle Imagna e della zona di Villa d'Almè sia nei comuni dell'Ambito di Dalmine, l'avanzare dell'età porta spesso con sé una riduzione naturale delle occasioni di socialità. Le giornate delle persone over 65 rischiano di confinarsi tra le mura domestiche, alimentando una solitudine involontaria. Per rispondere a questa sfida, le famiglie e il territorio hanno espresso il bisogno profondo di luoghi caldi, informali e accessibili: spazi protetti ma spontanei in cui spezzare la routine, confrontarsi con i coetanei, coltivare passioni e dedicarsi al proprio benessere psicofisico, senza la rigidità o il peso di un servizio assistenziale tradizionale.

L'Intervento
I Caffè Sociali nascono come una risposta corale e diffusa, frutto della collaborazione tra le Amministrazioni Comunali, le Aziende Speciali Consortili e gli enti del Terzo Settore (tra cui le cooperative sociali Aeper e Lavorare Insieme e le realtà associative locali). Il servizio offre un appuntamento settimanale gratuito all’interno di contesti familiari e quotidiani, como bar del paese, oratori, centri diurni o sale civiche. Coordinati da educatori professionali e volontari formati, i Caffè propongono attività leggere che cambiano in base agli interessi dei partecipanti: si alternano momenti ludici e ricreativi (giochi di carte, tombole, merende in compagnia) a laboratori espressivi, fino a integrare brevi passeggiate ed esercizi di stimolazione motoria e logica per mantenere la mente e il corpo sempre attivi.

I Luoghi del Progetto
Questa sinergia si concretizza in una mappa di punti d'incontro e di socializzazione capillarmente distribuiti tra i due territori di riferimento:
Ambito Valle Imagna - Villa d'Almè:
● Almè: Oratorio Papa Giovanni XXIII (Venerdì 15:30-17:30)
● Almenno San Bartolomeo: New Black Bar, via Montale (Mercoledì 14:15-16:15)
● Almenno San Salvatore: Bar dell'Oratorio San Filippo Neri (Martedì 09:45-11:45)
● Berbenno: Sala della Pro Loco (Venerdì 14:30-16:30)
● Capizzone: Biblioteca Comunale (Lunedì 14:00-16:00)
● Locatello: Oratorio (Venerdì 14:00-16:00)
● Paladina: Ex Sala Civica Comunale (Venerdì 09:30-11:30)
● Palazzago: Bar dell'Oratorio (Giovedì 09:30-11:30)
● Valbrembo: Sala delle Associazioni (Lunedì 14:00-16:00 e Giovedì 09:15-11:15)
● Villa d'Almè: Sala Polivalente, Parco del Borgo (Venerdì 14:30-17:00)
Ambito di Dalmine:
● Curno: Spazio d'incontro e socializzazione presso i locali comunali/civici dedicati alla comunità
● Dalmine: Centro Diurno Anziani / Spazio Associazione "L'Approdo" (Incontri e momenti di aggregazione pomeridiani)
● Boltiere: Spazio "Un caffè insieme a te" presso il bar del Circolo ACLI
● Mozzo: "Caffè Amico" presso il bar dell'Oratorio (Appuntamento settimanale, fascia mattutina 09:30-11:00)

L'Impatto
L'impatto di questo modello dimostra l'efficacia del lavoro di prossimità sul territorio bergamasco. Unire le forze tra pubblico e privato sociale permette di restituire vitalità e un ruolo partecipativo agli over 65 direttamente nei loro luoghi di vita. Trasformando i bar e le sale di quartiere in presidi di accoglienza, il progetto non solo allontana lo spettro dell'abbandono sociale, ma genera relazioni spontanee e reti di vicinato che sostengono indirettamente anche i familiari e i caregiver, confermando che il benessere passa sempre dalla forza dei legami locali.

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Cent'anni

 

Gli anziani al centro della comunità di Mozzo

Il valore di un territorio si misura dalla sua capacità di includere ed ascoltare ogni generazione. Con il progetto Cent'Anni, la rete Wy-Fy si unisce alla parrocchia, all’istituzione comunale e alle associazioni locali per mettere al centro le persone anziane e le loro esperienze, trasformando la prossimità in una risorsa attiva contro la solitudine e creando nuove occasioni di vicinato.

Il Bisogno
Nato da un'intuizione di don Giulio Albani, parroco di Mozzo, e di alcune volontarie della Parrocchia il progetto risponde a una povertà spesso invisibile ma profonda: la solitudine relazionale degli anziani (over 55). Anche in presenza di una rete familiare affettuosa, i figli e i parenti sono spesso assorbiti dai ritmi della vita quotidiana e non riescono a dedicare ai propri cari il tempo e le attenzioni necessarie per i bisogni della loro età. Emerge quindi la necessità di fare rete a livello locale per colmare questo vuoto, offrendo agli anziani del territorio spazi di ascolto e di condivisione senza sovrapporsi alle attività assistenziali già esistenti.

L'Intervento
Il progetto Cent'Anni si sviluppa sul territorio di Mozzo grazie a un'alleanza virtuosa tra la Parrocchia, la consigliera delegata alle politiche degli anziani del Comune e ben nove associazioni locali, (Caritas parrocchiale, Acli Mozzo, Unitalsi, Cisl Pensionati, Gruppo Terza Età, Auto Mutuo Aiuto, Non solo punti, Gruppi di Cammino e Amici del Borghetto), oltre a singoli volontari volenterosi. Coordinato dalle operatrici ed educatrici di Wy-Fy, l'intervento si articola in tre azioni concrete e mirate, gestite da volontari locali specificamente formati dal punto di vista relazionale:
● Vicinato sociale: Incontri itineranti nei vari quartieri di Mozzo, per organizzare momenti di socializzazione e ricreazione valorizzando i luoghi del paese con una frequentazione nuova e attiva, (con debutto alla Casetta degli Amici del Borghetto).
● Caffè amico: Un appuntamento settimanale mattutino, (dalle 9:30 alle 11:00) presso il bar dell'oratorio. Un contesto piacevole e protetto in cui gli anziani possono ritrovarsi, socializzare, stimolare le proprie capacità cognitive e condividere ricordi davanti ad un caffè fumante o ad una bibita fresca.
● Visite amichevoli - "Meno soli si può": Un servizio di prossimità su richiesta, rivolto alle persone parzialmente non autosufficienti, che ricevono a casa le visite dei volontari per alleviare il peso dell'isolamento e della malattia.

L'Impatto
L'impatto di Cent'Anni risiede nella costruzione di un tessuto comunitario più attento, sicuro e coeso. Coinvolgendo attivamente i cittadini e i commercianti all'interno delle tre aree di
intervento, il progetto spezza la routine e l'isolamento degli over 55 di Mozzo, restituendo loro relazioni positive e punti di riferimento sotto casa. Al contempo, l'iniziativa offre un sollievo concreto alle famiglie e ai caregiver, i quali rassicurati dalla presenza di volontari preparati (oltre che volti ormai noti), capaci di porsi nel modo corretto e sensibile di fronte alle fragilità della terza età, gli affidano i propri cari in tutta serenità.

 

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In Tandem - Osio In

 

L'incontro generazionale e sociale a Osio Sotto

Il valore di un territorio cresce quando si creano legami capaci di superare ogni barriera. Attraverso l’esperienza di In-Tandem, la comunità sperimenta un modello unico di condivisione dove le persone over 65 e i gruppi dei servizi disabili pedalano e partecipano insieme, trasformando l’inclusione in azioni, eventi e incontri aperti a tutto il paese.

Il Bisogno
Nato originariamente all'interno del Tavolo "Osio-In" sul tema fondamentale dell'inclusione, il progetto risponde al bisogno profondo di abbattere i muri dell'isolamento sociale che spesso colpiscono sia la popolazione anziana sia le persone con disabilità. Speso queste realtà rischiano di vivere in circuiti paralleli ma distanti tra loro e dal resto della cittadinanza. Sorgeva quindi la necessità di creare occasioni di incontro reali, capaci di valorizzare il tempo e la socialità degli over 65 e di connetterli attivamente con le realtà sociali del territorio, coinvolgendo l'intera comunità in momenti collettivi.

L'Intervento
L'evoluzione più significativa del progetto si è concretizzata nel modello del "Tandemone": non più una semplice pedalata in coppia, ma un grande mezzo metaforico e operativo che unisce interi gruppi. Da un lato, un nucleo di cittadini over 65 (principalmente donne), intercettate ed agganciate sul territorio grazie a un'attività di "sportello diffuso" realizzato direttamente presso la palestra della ginnastica adattata. Dall'altro, i ragazzi e gli operatori dei servizi disabili di Osio Sotto. Questa sinergia, resa possibile dalla stretta collaborazione con il Tavolo Osio-In, ha permesso di organizzare una ricca serie di appuntamenti culturali, ricreativi e sociali. Tra le iniziative realizzate si contano momenti di riflessione profonda, come l'incontro di lettura e memoria in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne presso l'Arca della Solidarietà, e mattinate di puro svago e aggregazione come "OsioIn Gioco" presso il Centro Sociale Barbisotti, estendendo la partecipazione alle famiglie, all'oratorio e al Centro Diurno.

L'Impatto
L'impatto di questa progettualità si misura nella nascita di relazioni autentiche che prima non esistevano. Le donne over 65 della ginnastica adattata e i gruppi della disabilità locale hanno costruito un'alleanza solida, diventando protagonisti attivi della vita del paese. Gli eventi aperti hanno allargato questo cerchio solidale ai bambini, ai giovani dell'oratorio e alle famiglie, dimostrando all'intera comunità di Osio Sotto che le fragilità, se messe in rete e affrontate insieme, si trasformano in una straordinaria energia sociale e in momenti di crescita condivisa.